di Cristiana Ceruti
16 Febbraio 2017
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Cristiana Ceruti presidente di Habitami riceve il Premio internazionale AICA da Luca Mercalli

A partire dal 2001 la convergenza di alcune circostanze, tra cui il cambio della moneta, l’entrata nel mercato comunitario e la conseguente riforma del mercato del lavoro, hanno stravolto il sistema produttivo Italiano. All’epoca, con la celebre legge Biagi, ci fu promessa la flessibilità ed invece ci è stata data la precarietà. La globalizzazione di fatto ci ha catapultato in un mare sconfinato di informazioni e in questa situazione l’ago della bussola è completamente impazzito.

L’italia insieme ad altri Paesi naviga da anni alla deriva in cerca di una rotta certa da seguire. La disoccupazione e la precarietà sono di fatto generate dalla mancanza di prospettive e dalla incapacità di orientare il lavoro verso un fine. Allora, in riferimento metaforico all’art.1, assodato il fatto che attualmente il lavoro è sinonimo di precarietà ed incertezza, può una qualsiasi cosa fondarsi su un sostegno precario ed incerto??? Immaginiamoci un’intera Nazione!

È certo dunque che l’articolo 1 (se non altro per coerenza con il reale stato in cui versa attualmente il lavoro) va reso più attinente alle condizioni ed alle esigenze effettive del Paese e forse, prendere coscienza del fatto che non a caso l’Italia, il più grande patrimonio artistico-storico-culturale del mondo, venga identificata come il “Bel Paese” o della “Grande Bellezza”, potrebbe indicare un reale percorso di sviluppo da seguire (anche in virtù ed a sostegno dell’art.4).

Forse sarebbe necessario un cambio di prospettiva nell’identificazione delle priorità e, per esempio, renderci conto che non è più sufficiente la ricerca dell’efficienza solo nell’ambito delle fonti energetiche ma che potrebbe essere necessario effettuarla a tutti i livelli e, nel nostro caso, anche a livello culturale.

Casi come Pompei ce ne sono tanti, troppi! È assolutamente necessario lavorare nella giusta direzione per recuperare e valorizzare ogni angolo in degrado del nostro “Bel Paese”, impegnando le maestranze e le professionalità già presenti sul territorio (ma sempre meno utilizzate) al fine di scongiurare il ripetersi in futuro dei casi come quelli di Pompei. Evitiamo lo spreco delle risorse più preziose: quelle umane e culturali!

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