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Buongiorno a tutti,
​q​uella in cui viviamo è l’epoca della sosteniblablablà, una profusione cacofonica per definire qualcosa di migliore dal punto di vista ambientale o semplicemente alla Moda. L’uso smodato di questa parola sempre più priva di significato ha portato un vignettista a prevedere che tra 100 anni ‘sostenibile’ sarà l’unica parola pronunciata da qualsiasi in qualsiasi lingua. La sostenibilità non è una delle opzioni, ma la sola che ci rimane.

È tempo di comprendere che solo le produzioni, i comportamenti, i consumi e le politiche che hanno la sostenibilità ambientale,
quella economica e quella socio-culturale come quadro di riferimento devono avere cittadinanza sul pianeta. Il resto va considerato nemico del bene comune. Anche se stiamo stupidamente perdendo tempo, non è mai troppo tardi per imboccare la strada della sostenibilità.
Il modo migliore per farlo è smettere di parlare e praticarla.

Ecco volevo esprimervi questo.
La sostenibilità praticata è stata il nostro punto di partenza, creare le condizioni per fare rete il nostro obiettivo, imparare a generare business per Voi il nostro scopo. Abbiamo portato sul campo le nostre competenze sperimentando vari approcci interdisciplinari e rimanendo pronti a cambiare direzione quando un nuovo approccio si presentava più utile e non considerando immodificabile una strategia anche quando per il momento era terminata. Fondamentale, nel nostro lavoro, è stato scoprire ed affrontare i problemi evitando così chiusure così da promuovere la creatività per nuove e più ampie strade nella comunicazione.

Abbiamo sperimentato e quindi fatto errori, imparando a distinguere chi fa della sosteniblablablà, chi dichiara di avere delle competenze che sul campo non si mostrano tali, chi mette in atto furbizie nel lavoro che generano la perdita di ogni credibilità.

Credibilità, possibilità di essere creduti, d’ispirare fiducia, di ottenere credito e riconoscimento. Abbiamo lavorato su questo fin dall’inizio perché siamo nati come soggetto terzo, tra gli attori del mercato con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra Privati, Società, Enti e Istituzioni e realizzare lavori di riqualificazione energetica di edifici. E mai ci siamo dimenticati il nostro ruolo, rinunciando a facili guadagni nel settore Energia, perché fare i
“facilitatori” è il nostro scopo primario in un mercato nuovo e complesso che deve vedere ancora crescere culturalmente per farsi intendere in modo chiaro e comprensibile dal potenziale cliente sia privato che pubblico.

Questa è un’industria, l’industria dell’abitare, fatta di uomini e donne che lavorano con passione, materiali – manufatti – impianti altamente innovativi e performanti, tecniche e tecnologie che possono realmente dare risultati e creare business a condizione che vengano divulgati da professionisti consapevoli di ogni aspetto, uso e problematica e vengano usati nei capitolati a ragion veduta perché diano risultati certi e garantiti.

In questo anno e mezzo di lavoro sono cambiate molte condizioni, prima non c’erano prodotti bancari che oggi cominciano ad essere, non c’erano strumenti legislativi e fiscali che oggi ci sono e saranno forzatamente protratti nel tempo, non c’era sensibilità diffusa che l’Enciclica sulla cura della casa comune, la COP21, gli scandali di petrolio e politica, il referendum sulle trivelle stanno generando.

Abbiamo acquisito la maturità per essere una struttura di coordinamento in grado di affrontare un mercato dell’efficienza e della riqualificazione energetica integrata di edifici ad uso residenziale, industriale, commerciale e pubblico. Consapevoli che i piani sono differenti e vanno graduati con strutture di Rete diverse ma con una strategia su vasta scale e su tutto il territorio nazionale.

Vogliate gradire questo pensiero che è di riconoscenza e di apprezzamento.
Giovanni Pivetta (responsabile Habitami)

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