di Giovanni Pivetta
13 marzo 2017
2017, CO2 è l'ora della Carbon tax in Italia

Eni, l’AD Claudio Descalzi “basta con il carbone”

“Cosa parliamo di ambiente se poi ogni volta che vogliamo mettere la Carbon tax una tassa vera tutti non la vogliamo?”, si chiede Descalzi. “Abbiamo costruito 450 miliardi di metri cubi di capacità di trasporto di gasdotti e ne usiamo il 50%; abbiamo speso 70-80 miliardi per costruire 200 miliardi di metri cubi di capacità di rigassificatori e ne usiamo il 20%; abbiamo messo 20 miliardi in Italia per costruire le centrali a ciclo combinato e le abbiamo fatte morire perché abbiamo fatto il carbone”.

La Carbon tax serve ad accelerare la transizione energetica

A spiegarlo è Gianni Silvestrini – direttore scientifico del Kyoto Club e presidente del Green Building Council Italia – “Nel mondo si torna a parlare della necessità di una carbon tax. Negli Stati Uniti ha stupito ad esempio la proposta degli ex ministri del tesoro di Nixon, Reagan e Bush a favore di una tassa da 40 $ a tonnellata di CO2 che consentirebbe di ridurre le emissioni di gas serra e distribuire alle famiglie 2.000 dollari all’anno.

In Europa, dove le associazioni tedesche delle rinnovabili ne auspicano l’introduzione, il dibattito si è riaperto con il fallimento del meccanismo previsto per le imprese energivore, l’Emissions Trading System, che ha portato ad un valore della CO2 così basso da non favorire l’utilizzo delle centrali a metano a scapito di quelle a carbone e da risultare poco incisivo anche per le altre industrie coinvolte.

Un quadro non ammissibile dopo l’Accordo sul Clima di Parigi che prevede un’accelerazione della decarbonizzazione delle economie. La carbon tax rappresenta, invece, uno strumento efficace e la sua adozione è stata auspicata anche da molte istituzioni internazionali proprio ora che i prezzi dei combustibili sono bassi.”

Il Kyoto Club ha avanzato una proposta per l’Italia, volta a penalizzare l’impiego dei fossili in una logica di neutralità fiscale. Ipotizzando un livello iniziale di 20 €/t, le entrate sarebbero dell’ordine di 8 miliardi di euro, una cifra che consentirebbe di tagliare del 10% le bollette elettriche, ridurre il costo del lavoro e favorire interventi sulle emissioni.

Cerchiamo anche noi di utilizzare gli strumenti che consentano di cogliere in maniera intelligente le straordinarie opportunità legate ad uno sviluppo low carbon. Insomma, un po’ di coraggio da parte del governo non guasterebbe. Anche perché è entrato in vigore l’Accordo mondiale sul clima, ma nel nostro paese è come se non fosse successo niente.

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