Gianni Silvestrini, serve una carbon tax per accelerare la transizione energetica
A volte mi imbatto in amici che ritengono sostanzialmente inutile l’Accordo di Parigi.

Critiche rafforzate dai dati preliminari del 2017 che indicano un incremento del 2% delle emissioni di CO2, un dato che interrompe la serie dei tre anni precedenti in cui si erano stabilizzate.

Dobbiamo essere soddisfatti dell’impegno internazionale sul clima? Certamente no, ad iniziare da casa nostra. E non parliamo della meteora Trump. Non vanno però ignorati alcuni segnali, figli dell’impegno comune.

Parliamo dei 19 paesi che hanno deciso di uscire dal carbone e dei cinque – Francia, Regno Unito, Norvegia, Olanda, India – che hanno indicato una data per la fine delle vendite delle auto a combustione interna (e degli altri sei che secondo la IEA ci stanno pensando).

Ci sono poi le città Usa che puntano all’obbiettivo “100% rinnovabili” e i paesi – dalla Cina alla California, dal Messico al Canada, – che hanno dato un prezzo al carbonio, in attesa che si riesca imporre una carbon tax globale.

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Biografia di Gianni Silvestrini

Gianni Silvestrini, Ingegnere, è impegnato sul fronte energetico da 30 anni lavorando come ricercatore al Cnr a Palermo e presso il Politecnico di Milano dove ha avviato il Master “Ridef – energia per Kyoto”.

È stato direttore generale del Ministero dell’Ambiente e consigliere per l’energia del Ministro Bersani. Ha vinto l’European Solar Prize per “lo straordinario impegno personale nelle fonti rinnovabili”.

Attualmente è presidente onorario del Coordinamento FREE, di Exalto energy&innovation, direttore scientifico di Kyoto Club e e di QualEnergia.

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