di Cristiana Ceruti
5 settembre 2018
Resilient to climate change, generation Z stop to the American dream

Generazione Z, i giovani nati tra il 1995 e il 2010
aperti, consapevoli, resilienti e realisti

I Centennials non temono la diversità, non hanno paura di essere e apparire differenti l’uno dall’altro (contrariamente alle generazioni precedenti che tendevano invece ad “omologarsi” per potersi sentire parte di un gruppo, della società), sono aperti al cambiamento, consapevoli delle difficoltà che dovranno affrontare per emergere.

I Centennials rappresentano la prima generazione che dice “stop” al sogno americano, nel senso che trova inverosimile che possa “stare in piedi” una simile credenza. La iGen vede la tecnologia non come un “oggetto consumer” ma come una via che semplifica comunicazione, education (intesa come formazione, informazione, collaborazione) ed intrattenimento.

Il Mondo ascolta l’urlo del silenzio di una ragazza svedese

Greta Thunberg, svedese di 15 anni, dal 20 agosto sta facendo parlare di se perché per protesta non va a scuola e manifesta, seduta davanti al Parlamento di Stoccolma – ci resterà lì fino al 9 settembre giorno delle elezioni in Svezia, con un cartello “Skolstrejk for klimatet”.
Greta fa lo “Sciopero scolastico per il Clima” per protesta contro l’indifferenza sull’emergenza clima: «Se i politici non fanno niente, è mia responsabilità morale fare qualcosa. E poi perché dovrei andare a scuola? I fatti non contano più. Se i politici non ascoltano gli scienziati, perché mai dovrei studiare?».

La lettera di Greta, un discorso alle Nazioni da Nobel

«Voglio sentirmi al sicuro. Quando torno a casa a tarda notte. Quando mi siedo in metropolitana. Quando dormo di notte. Ma non mi sento al sicuro.

Come posso sentirmi al sicuro se so che ci troviamo di fronte alla crisi più grave della storia dell’umanità? Quando so che se non agiamo ora, sarà troppo tardi?

La prima volta che ho sentito parlare di riscaldamento globale, ho pensato: non può essere vero, non c’è nulla di così grave da minacciare la nostra stessa esistenza. Perché altrimenti non parleremmo di nient’altro. Accendendo la TV, si parlerebbe solo di questo problema. Tg, radio, giornali. Non leggereste o sentireste parlare di nient’altro. Come se ci fosse una guerra mondiale. Ma in realtà, nessuno ne parla…
E se lo fanno, non è mai in linea con le dichiarazioni degli scienziati.

L’altro giorno ho visto in televisione un dibattito tra i leader dei partiti (ndr svedesi) e ho visto come è stato permesso loro di stare lì e mentire. Hanno affermato che non aveva senso compiere uno sforzo per ridurre le emissioni della Svezia, in quanto siamo un “modello di comportamento”. Che dovremmo concentrarci sull'”aiutare” altri paesi a ridurre le loro emissioni.
La Svezia non è un modello. I cittadini svedesi emettono ogni anno 11 tonnellate di CO2 pro capite. Siamo all’ottavo posto nel mondo secondo il WWF. Siamo noi che abbiamo bisogno di aiuto. Non capisco come si possa permettere loro di mentire così in televisione.

Forse molti adulti pensano che la questione del cambiamento climatico sia difficile da capire? Forse è per questo che, ogni volta che c’è un servizio televisivo sul clima, si gira su un programma per bambini? Ho compreso la problematica dei cambiamenti climatici quando avevo 12 anni e ho deciso di non volare più e di non mangiare più carne. La crisi climatica è il tema centrale del nostro tempo. Eppure tutti credono che si possa risolvere la crisi senza sforzi, senza sacrifici.

“Pensa positivo”, dicono tutti.

Come se i passeggeri del Titanic, dopo la collisione con l’iceberg, si fossero seduti a parlare di quali storie avrebbero potuto raccontare i sopravvissuti e di quanto sarebbero diventati famosi. Oppure il numero di posti di lavoro che si sarebbero creati nello sforzo di aiutare i sopravvissuti. Tuttavia, la nave sarebbe comunque affondata, a prescindere dalle loro azioni. Noi invece possiamo fermare la collisione. Sappiamo che l’iceberg c’è. Conosciamo anche le sue coordinate esatte. Ma non stiamo rallentando, né stiamo cambiando rotta. E così ci elogiamo, forse, per essere riusciti a scaricare un po ‘di peso. Mentre aumentiamo la velocità.

Rallenteremo in tempo?

Se compirò 100 anni sarò viva nell’anno 2103. Quando si pensa al “futuro”, oggi, non si pensa oltre il 2050. A quel punto non avrò, nel migliore dei casi, nemmeno vissuto metà della mia vita. Che cosa succederà? Nel 2078 festeggerò il mio 75° compleanno. Se avrò avuto dei figli e dei nipoti, forse vorranno festeggiare con me. Forse gli racconterò di voi? Come volete essere ricordati?

Quello che fate o non fate, in questo momento, influenzerà tutta la mia vita, e la vita dei miei figli e dei miei nipoti. Forse vi chiederanno perché non avete fatto nulla, e perché chi sapeva e poteva parlare non ha fatto nulla.»

Segui Greta Thunberg su Twitter

I Centennials USA: stop the American dream!

Ma Greta non è sola, 21 giovani americani, tra i 9 e i 21 anni, dal 2015 stanno portando avanti la loro causa Juliana v. United States, sostengono che il governo degli Stati Uniti ha consapevolmente violato i loro diritti costituzionali per oltre 50 anni contribuendo al cambiamento climatico.

Leggi anche: La meglio gioventù americana porta gli Usa in Tribunale sull’ambiente

Il processo non è iniziato, come previsto, il 5 febbraio 2018 a causa delle tattiche aggressive del Governo Trump per zittire le voci dei giovani e tenere lontana la scienza dall’aula. Finalmente il 30 luglio di quest’anno la Corte Suprema ha negato la richiesta di sospensione dell’amministrazione Trump, confermando la data di inizio del processo il 29 ottobre 2018. La Corte ha anche negato la richiesta preliminare del Governo di riesaminare il caso prima che la corte distrettuale venga a conoscenza di tutti i fatti che supportano le rivendicazioni dei giovani in giudizio.

I querelanti #youthvgov in Juliana v. United States entreranno quindi a fine ottobre in tribunale per chiedere un piano nazionale per il recupero del clima basato sulla scienza. Questo piano metterebbe fine al regno dei combustibili fossili e imporrebbe al governo degli Stati Uniti di fare la sua parte per fermare i pericolosi cambiamenti climatici per i giovani e per tutte le generazioni future.

Sostieni la causa dei giovani americani firmando questa petizione

Approfondimenti&correlati