Il PIL mondiale del petrolio è di 3 milioni di bilioni di dollari

“Per produrre gli alimenti di cui ci nutriamo ricorriamo a concimi e pesticidi derivati dal petrolio; quasi tutti i materiali da costruzione che usiamo – cemento, plastiche eccetera – sono derivati dai combustibili fossili, così come la stragrande maggioranza dei farmaci con cui ci curiamo; gli abiti che indossiamo sono, in massima parte, realizzati con fibre sintetiche petrolchimiche; trasporti, riscaldamento, energia elettrica e illuminazione dipendono quasi totalmente dai combustibili fossili. Abbiamo costruito un’intera civiltà sulla riesumazione dei depositi del Carbonifero.”
Jeremy Rifkin

Quanti Stati ci sono nel mondo?

Gli Stati del mondo sono 206, di cui 196 riconosciuti sovrani. Sono considerati solo gli Stati indipendenti e non quelli membri di federazioni. Gli Stati riconosciuti sovrani a livello internazionale sono 196 di cui 193 sono Stati membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

« Possono diventare Membri delle Nazioni Unite tutti gli altri Stati amanti della pace che accettino gli obblighi dello Statuto delle Nazioni Unite e che, a giudizio dell’Organizzazione, siano capaci di adempiere tali obblighi e disposti a farlo. […] »

Osservatori permanenti all’ONU
– la Città del Vaticano (intrattiene relazioni bilaterali con 180 paesi attraverso la Santa Sede) e lo Stato di Palestina (riconosciuto da 120 paesi attraverso l’Autorità Nazionale Palestinese).

Stati riconosciuti parzialmente dagli Stati membri dell’ONU
Abcasia (riconosciuta da 6 stati membri ONU: la Russia, il Nicaragua, il Venezuela, Nauru, Vanuatu e Tuvalu); Cipro del Nord (riconosciuto solo dalla Turchia); Kosovo (riconosciuto da 115 stati membri ONU più Taiwan e il Sovrano Militare Ordine di Malta); Ossezia del Sud (riconosciuta da 5 stati membri ONU: la Russia, il Nicaragua, il Venezuela, Nauru e Tuvalu); Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (riconosciuta da 84 stati membri ONU).

Stati senza nessun riconoscimento degli Stati membri dell’ONU
Repubblica Popolare di Doneck (riconosciuta solo dall’Ossezia del Sud); Repubblica Popolare di Lugansk (riconosciuta solo dall’Ossezia del Sud); Nagorno Karabakh (riconosciuto solo da Abcasia, Ossezia del Sud e Transnistria); Somaliland; Transnistria (riconosciuta solo da Abcasia ed Ossezia del Sud).

Gli Stati al mondo per PIL (nominale) in Bilioni di $

Per PILProdotto interno lordo si intende il valore di tutti i prodotti finiti e servizi prodotti in uno stato in un dato anno. Per PIL nominale si intende che le stime si basano sui valori di mercato correnti, convertiti al dollaro statunitense al tasso di cambio ufficiale. Si veda il confronto tra PIL nominale e PIL (PPA) la valutazione in base al potere di acquisto per ogni stato del mondo.

Wikipedia, aggrega i dati provenienti da 3 fonti come il Fondo Monetario Internazionale la Banca Mondiale e la CIA cioè la Central Intelligence Agency statunitense – in dati sono espressi in bilioni di $ (un bilione è comunemente letto come “mille miliardi” mentre negli Negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone, come in altri dove è in uso la scala corta, lo si definisce trillion).

L’economia mondiale in mano a 10 Stati (65%) al mondo

I dati stimati si riferiscono all’anno 2013-14 e la fonte più aggiornata presa in esame è il Fondo Monetario Internazionale:
Il PIL mondiale è 77.301 miliardi di $.
Il PIL di 131 Stati su 196 (dal 66 al 196 posto) è di 2.172 miliardi di $.
Il PIL dei primi 10 Stati al mondo è di 50.598 miliardi di $.

Il PIL mondiale del petrolio

La produzione petrolifera è in aumento in quasi tutto il mondo e per i prossimi anni la situazione non sembra destinata a cambiare.

La produzione mondiale di petrolio
Nel 2014 la produzione mondiale era di 93.097.000 barili al giorno, in crescita rispetto ai 90.904.000 barili del 2013 ed oggi sempre in crescita andrà a sfiorare i 100.000.000.
I primi 10 produttori di petrolio al mondo:
1) Stati Uniti – 2) Russia – 3) Arabia Saudita – 4) Canada – 5) Cina
6) Emirati Arabi Uniti – 7) Iran – 8) Iraq – 9) Brasile – 10) Messico.

Bisogna osservare che i primi 5 Paesi fanno quasi il 40% della produzione mondiale di petrolio. E che Gli Stati Uniti, dal 2014, hanno sorpassato l’Arabia Saudita e la Russia diventando il primo produttore di petrolio al mondo, con una crescita record dovuta al petrolio non convenzionale estratto con la tecnica del fracking.

Migliaia le fuoriuscite da ‘fracking’ gas e petrolio in Usa:
uno Studio della Duke University rileva oltre 6.600 perdite in 10 anni in 4 Stati e smentisce i dati dell’Environmental Protection Agency (Epa), l’equivalente del nostro ministero dell’Ambiente, che indicava per lo stesso periodo non più di 457 perdite.

Stiamo parlando – come riporta in un’agenzia del 22 febbraio l’Ansa – del “fracking” (o fratturazione idraulica) consiste nell'”iniezione” di enormi volumi di acqua, sabbia e sostanze chimiche nel sottosuolo per fratturare le rocce – per effetto della pressione – ed estrarre così petrolio e gas. Un metodo che ha sollevato timori, ad esempio nei confronti delle sostanze chimiche, che possono inquinare le falde acquifere.

L’oro si chiama shale oil – dal 2011 al 2013, gli Stati Uniti (sotto la presidenza Obama) hanno investito circa duemila miliardi di dollari per sviluppare nuova capacità produttiva di petrolio e gas. È stato il ciclo d’investimenti più massiccio della storia.

La “bolla” galleggiante del prezzo del petrolio

La quotazione del barile di petrolio (159 litri o 42 galloni):
Tra il 2007 e il 2014, i prezzi del petrolio si sono attestati in media sopra i 100 dollari a causa di tensioni geopolitiche. Questo prezzo elevato del petrolio ha creato enormi incentivi per investire in nuove tecniche di produzione che, a loro volta, hanno favorito il diffondersi di tecniche di perforazione più efficaci, che hanno aumentato la produzione.

Dal luglio 2014, con il rientro in gioco dell’Iran, (accordo sul nucleare e allentamento delle sanzioni economiche) e con il boom della produzione mondiale sospinto dalla strategia dell’OPEC (il cartello controlla circa l’80% delle riserve mondiali di greggio e quasi metà di quelle di gas naturale), il prezzo è stato fatto “precipitare fino ai 27 dollari al barile per mettere fuori mercato i produttori non-Opec e lo shale oil americano.

Dal gennaio del 2016 ad oggi il prezzo al barile del petrolio è oscillato tra i 50 e i 60 dollari.

Il petrolio mondiale è il PIL del 70% degli Stati al mondo

La crescita della domanda globale di petrolio non subisce rallentamenti, per quanto riguarda il settore della raffinazione, negli ultimi quattro anni la capacità di raffinazione mondiale è cresciuta a dismisura e il costo per l’estrazione è sceso anche nel caso dello shale oil.

Il PIL mondiale del petrolio si attesta sui 3.000 miliardidi $, il che supera ampiamente il PIL di oltre 131 Stati su 196 del Pianeta e il tutto senza contare i miliardi di barili di petrolio stoccati quali riserve auree in ogni Paese del mondo, che ogni anno vengono integrate.

Come affermò il ministro del petrolio saudita dal 1962 al 1986, Ahmed Zaki Yamani “L’età della pietra non è finita per mancanze di pietre e l’età del petrolio non finirà per il prosciugamento dei pozzi” e la geopolitica del petrolio cambia l’ordine mondiale.

“La Terza rivoluzione industriale ci offre la speranza di poter raggiungere una nuova era sostenibile post carbonio, evitando la catastrofe del cambiamento climatico. Disponiamo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, e delle linee guida per renderlo possibile. Ora la questione è essere disposti a riconoscere le opportunità economiche che ci attendono e trovare la determinazione per coglierle in tempo.”
Jeremy Rifkin

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